La Parrocchia protagonista di un processo di sviluppo endogeno

Vescovo
Mons. Luigi Cantafora - Vescovo di Lamezia Terme

La Parrocchia è una “comunità di fedeli",  in un determinato territorio della Diocesi.

Secondo il Codice di diritto canonico (CDC),can.515:« La Parrocchia è comunità di fedeli la cui cura pastorale è affidata, sotto l'autorità del Vescovo diocesano, ad un parroco quale suo proprio pastore.

Spetta unicamente al Vescovo diocesano erigere, sopprimere o modificare le Parrocchie; egli non le eriga, non le sopprima e non le modifichi in modo rilevante senza aver sentito il consiglio presbiterale.


La Parrocchia eretta legittimamente gode di personalità giuridica per il diritto stesso
. »La Parrocchia, allora, è una circoscrizione ecclesiastica, eretta dal Vescovo diocesano attraverso un decreto, detto appunto decreto d'erezione, nel quale vengono indicati i confini territoriali che saranno all'interno della propria Diocesi.L'atto di erezione ,legittimamente compiuto, rende la Parrocchia personalità giuridica ecclesiastica pubblica. La comunità dei fedeli, cioè la Parrocchia, da quel momento diventa soggetto di diritti e doveri.

Mappa dei comuni ricadenti nella Diocesi Di Lamezia Terme.


Il termine “parrocchia”.
Il termine “parrocchia” deriva dal latino medioevale paroechia, a sua volta calco dal greco ∏ðρουΚια (=aggregato di case, vicinato);Il lemma si ritrova nelle Scritture col significato di soggiorno temporaneo in terra straniera, riflettendo uno stadio in cui la comunità non era organizzata. Il termine cominciò a venire impiegato nel III secolo col significato attuale di diocesi, poi nel IV secolo con quello moderno di suddivisione di una diocesi.

Soggetti attivi nella parrocchia.

Ogni Parrocchia è affidata alle cure pastorali di un parroco, la cui nomina è condizionata da alcuni principi che vengono regolati direttamente dal Codice di Diritto Canonico. I requisiti fondamentali sono: essere nella comunione della Chiesa; essere sacerdote; non essere una persona giuridica; si deve distinguere per sana dottrina e onestà di costumi, dotato di zelo per il prossimo.

Il Parroco può essere aiutato da uno o più vicari parrocchiali, che, in maniera subordinata, condividono le stesse responsabilità del parroco.

Ci possono essere anche uno o più aiuti pastorali, che collaborano alla celebrazione dell'Eucaristia, all'amministrazione del sacramento della riconciliazione, alla visita e all'unzione degli infermi. Sia i vicari parrocchiali che gli aiuti pastorali devono essere anch'essi presbiteri Organismi comunionali della parrocchia

Il CDC (Codice Diritto Canonico) prevede che in ogni Parrocchia il parroco sia coadiuvato e assistito da:


  • Un consiglio pastorale parrocchiale, i cui membri sono nominati dal Parroco, o, sotto la sua supervisione, possono essere scelti dalla comunità parrocchiale. Ha la funzione di aiutare il parroco nel discernimento pastorale, cioè nel formulare e portare avanti le grandi linee della pastorale parrocchiale. In genere è composto da 5 fino a 20 membri. A norma del CDC (can. 536) ha soltanto voto consultivo.
  • Un consiglio per gli affari economici, anch'esso nominato dal parroco. Aiuta il parroco nell'amministrazione dei beni della parrocchia.


Funzioni e attività della Parrocchia.

Nelle Parrocchie si conservano i documenti dell' "anagrafe ecclesiastica": atti di battesimo, atti di confermazione (non in tutte le diocesi: in alcune sono conservati nel vescovado), atti di matrimonio, atti di morte.

Inoltre, la Parrocchia è tipicamente il motore dell'attività pastorale nel suo territorio. In essa si porta avanti:

  • La pastorale di primo annuncio (kerigma) a quelli che sono lontani dalla Chiesa.
  • La catechesi in preparazione ai sacramenti dell'iniziazione cristiana: battesimo, riconciliazione, confermazione, prima comunione.
  • La pastorale dei bambini e dei ragazzi, ad esempio con attività organizzate dall'Azione Cattolica Ragazzi o con lo scautismo.
  • La pastorale degli adolescenti e dei giovani.
  • I corsi di preparazione al matrimonio.
  • La pastorale delle famiglie.
  • La formazione permanente degli adulti.
  • La pastorale della terza età.
  • La pastorale sociale in conformità alla Dottrina Sociale della Chiesa.
  • La pastorale della carità, della quale è promotrice la Caritas parrocchiale.
  • L'attenzione pastorale ai malati, e in particolare ai morenti, e la celebrazione dell'unzione degli infermi.
  • Il coordinamento e la promozione dei gruppi, associazioni e movimenti presenti in parrocchia.
  • In molte parrocchie si realizza la benedizione delle famiglie, tramite la quale il parroco ha anche la possibilità di conoscere capillarmente i suoi parrocchiani.


Con la “ Parrocchia protagonista di un processo di sviluppo endogeno” Essa rafforza tre delle sue attività:

  • La pastorale delle famiglie;
  • La pastorale degli adolescenti e dei giovani;
  • La pastorale sociale in conformità alla Dottrina Sociale della Chiesa. perché chiamata ad essere propositiva dopo avere individuato risorse, sviluppo endogeno possibile;


Essa entra concretamente nei bisogni delle famiglie, sempre più povere; nelle ansie dei giovani, inoccupati nei disoccupati, per un cammino comune di condivisione attiva,propositiva, sinergica e partecipata in un tutt'uno con Dottrina Sociale della Chiesa favorendo la crescita civile e sociale della comunità parrocchiale e del contesto civile perchè quell'operare rafforza le Istituzioni Repubblicane.


L’Operatività

Un Organismo composto dai componenti la pastorale della famiglie, degli adolescenti e dei giovani, coordinata dal Parroco,dal Presidente di azione Cattolica e dal Movimento Lavoratori di Azione Cattolica:

  • prende visione della progettualità di base “Innovare nella Tradizione” elaborata dal MLAC;
  • analizza i dati statistici;
  • individua le potenzialità di sviluppo (dall’agricoltura, all’industria, all’artigianato, al terziario, al turismo, alla salvaguardia del territorio) presenti nel territorio parrocchiale.


Dopo aver sentito le famiglie, gli imprenditori presenti nel territorio parrocchiale, individuati i bisogni presenti in Parrocchia:

  • indica in un documento le variazioni significative da apportare al progetto di base consegnandolo all'Azione Cattolica Diocesana-Movimento Lavoratori.


La progettualità emendata sarà la proposta operativa per lo sviluppo endogeno del territorio parrocchiale che sarà messo in rete per un operare sinergico con le Istituzioni repubblicane.

L’organismo parrocchiale, così costituito, è un organismo permanente perchè continua il suo operare seguendo attivamente le evoluzioni,indicando eventuali variazioni e/o integrazioni, prospettando ulteriori ipotesi di sviluppo e bisogni all’Azione Cattolica Diocesana - Movimento Lavoratori.

Una tre giorni di formazione Diocesana sul Diritto del Lavoro, sulla Dottrina Sociale della Chiesa con la presentazione del progetto  precederà l’avvio dei lavori nelle Parrocchie.La formazione-informazione è destinata ai componenti l’Organismo parrocchiale di studio, analisi e proposta.


Movimento Lavoratori di Azione Cattolica

- Lamezia Terme (CZ) -

“Innovare nella Tradizione”
Un progetto, un impegno di evangelizzazione


“ La parrocchia protagonista di un processo di sviluppo endogeno”

A cura dei soci del Mlac  di Lamezia Terme:

•    Francesco, Mariafrancesca e Rosa Maria De Pino per i testi, la ricerca, l’elaborazione;
•    Francesco Venuti, per la  “veste”informatica;
•    Coordinatore: Francesco De Pino


Movimento Lavoratori di Azione Cattolica Lamezia Terme

IL MLAC PERCHE’
Il Movimento Lavoratori di Azione Cattolica vuole riuscire a dire il Vangelo dentro la vita di chi lavora e dentro le sofferenze, le umiliazioni, le noie, le attese le delusioni di chi lo aspetta per troppo tempo e non è aiutato a costruirlo o a cercarlo con la sua creatività e capacità.

Il Vangelo è l’orizzonte in cui chi lavora realizza il suo progetto di vita, offre alla costruzione di una società giusta il suo contributo responsabile, costruisce una convivenza più umana e pacifica., sperimentando fatica e gioia,impegno e creatività.

Il Vangelo è forza della vita,dà una capacità di incontro con il Vangelo vivo che è Gesù, permette di scavare più in profondità nella propria dignità e fa ritornare a camminare diritto nella vita. Nello stesso tempo è centro di una comunità che esprime solidarietà e stana tutte le risorse, comprese quelle spirituali, per metterle a disposizione di ogni ambiente e in particolare dell’ambiente di lavoro,di ogni condizione umana e in particolare della più importante:il lavoro.

La luce e la forza per vivere nel lavoro gli orizzonti cristiani le accogliamo dalla contemplazione di Cristo Lavoratore e dalla riflessione sul messaggio cristiano,aiutati dalla dottrina sociale della Chiesa con i suoi principi interpretativi della situazione storica e le sue proposte operative.

Da essa ci lasciamo educare le coscienze ed in essa troviamo indicazioni per una giusta direzione di cammino,che ci permettono di inserirci nel tessuto sociale civile, per iscrivere la legge divina nella città terrena.


MLAC: MOVIMENTO DI EVANGELIZZAZIONE

Essere movimento di evangelizzazione significa:

  • Conoscere le dinamiche del mondo del lavoro,le problematiche delle donne e degli uomini che lavorano e i loro linguaggi;
  • Offrire ragioni di vita, cioè essere capaci di scavare nei significati e nei valori di cui spesso nel mondo del lavoro o si è privati o si è in difficoltà a realizzarli: la progettualità, l’autonomia, la possibilità di esprimere solidarietà; condividere la creatività e la possibilità di offrire il proprio contributo alla vita di tutti;dare uno sbocco alla propria vocazione;
  • Sperimentare il senso del limite, la fame di giustizia, la proiezione verso un mondo più bello, che non ci è dato, ma che può esistere;
  • Aprire gli occhi alla condivisione con altri;aguzzare la fantasia a dare un giusto valore alle cose;
  • Essere in grado di offrire speranza, la speranza cristiana che è il Vangelo, che ci obbliga a rigenerare la nostra fede, a ripensarla per viverla testimoniandola nella concretezza delle situazioni condividendo la fatica di tutti;
  • Creare relazioni che veicolano l’annuncio,oltre ogni nostra appartenenza,con tutti gli strumenti comunicativi di cui possiamo disporre.


L’ESORTAZIONE DI GIOVANNI PAOLO
Un nostro primo campo di impegno riguarda il lavoro dei giovani, così, come ci ha esortato, da papa , il Beato Giovanni Paolo . ” Fate in modo che ogni giovane possa scoprire il vero senso della vita e sia messo in grado di discernere quel     talento che è proprio di ciascuno e di ciascuna di loro. In pari tempo,occorre sempre favorire la creazione di occasioni adeguate di lavoro per tutti i giovani, in modo che possano formarsi una famiglia in dignitose condizioni di vita e,prima fra tutte,in una casa propria”



"Innovare nella Tradizione"

Un progetto, un impegno di evangelizzazione

La parrocchia protagonista di un processo di sviluppo endogeno


MLAC E FILOSOFIA PROGETTUALE


Il MLAC-Diocesi di Lamezia Terme- per raggiungere gli obiettivi di evangelizzazione e  rendere concreto il suo operare  ha avviato sinergie operative con le Istituzioni e le forze sociali  per un’azione progettuale “INNOVARE NELLA TRADIZIONE,” mirata:

  • a fare incontrare, concretamente, domanda ed offerta di lavoro, cogliendo, da una parte le esigenze del mondo imprenditoriale,dall’altra favorendo una formazione mirata dei giovani inoccupati e disoccupati. Un’informazione attenta sulle nuove flessibilità contrattuali permetterà di fare costruire “percorsi occupazionali” che sommati permettono la piena occupazione ed una retribuzione giusta ed equa.
  • ad individuare e concretizzare possibili percorsi di “auto–imprenditorialità” puntando sulle risorse e sullo sviluppo endogeno: tradizione, ambiente, beni culturali, artigianato tradizionale in gemellaggio con l’agricoltura ed il turismo. In tal modo l’attività di rafforzamento delle volontà, orientamento, formazione sarà concreta trovando adesione convinta unita ad impegno perché rende possibile la meta occupazionale;
  • a favorire la cultura d’impresa, il luogo ove si produce ricchezza ed occupazione: anticipando le criticità aziendali delle imprese; avviando formazione e aggiornamento; stimolando l’innovazione tecnologica indispensabile alla competitività nonché l’attuazione convinta delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro; veicolando il principio economico che la qualità dell’offerta è possibile se vi sono maestranze soddisfatte e che maestranze soddisfatte producono in qualità;
  • ad impegnare gli Enti, ed in particolare quelli deputati al mondo del lavoro, ad uscire dall’essere ”variabili indipendente” dal contesto socio - economico per  impegnarli a rendere possibile i “percorsi alla legalità”.
  • a stimolare la burocrazia a non servirsi del cittadino, ma a servirlo.


“INNOVARE NELLA TRADIZIONE” è  una progettualità semplice, ma efficace. Il progetto punta, a ripristinare i vecchi mestieri impegnando i maestri artigiani pensionati nell’attività formativa. La conservazione dei mestieri tradizionali  :

  • tornerà utile ai nostri giovani architetti nei lavori di restauro etc.
  • Stimolerà,sensiblizzando,le nostre collettività ed, in particolare, le amministrazioni al ripristino del decoro della città di Lamezia e dei paesi del comprensorio lametino e dei loro centri storici abbrutiti e deturparti dalla devastazione dell’abusivismo e dall’incuria imperante e che offende il nostro passato. Tanto, in uno con la natura che meravigliosa ci circonda e con l’agricoltura restituita la suo ruolo produttivo (oggi, maggiormente, opportunità per godere prestazioni previdenziali per cui si è difronte ad una Agricoltura previdenziale) costituirà offerta turistica e con essa opportunità di sviluppo dai risvolti occupazionali.
  • favorirà l’avvio di attività autonome in forma  individuale o associativa nei centri storici  restituiti al decoro di un  tempo e, così, meta di “shopping”;


“INNOVARE NELLA TRADIZIONE” è una progettualità di sviluppo che fa leva sulle nostre potenzialità. Infatti:
1. Individua nell’ambito del territorio montano della nostra Diocesi risorse e potenzialità di sviluppo: dall’agricoltura all’artigianato, alla piccola e media impresa, ai beni culturali ed ambientali,alle tradizioni. Il punto di forza è costituito dal gemellaggio: Agricoltura-Artigianato Tradizionale-Turismo-Commercio.

2.  è volta:
a)  a produrre indotto, linfa economica ed occupazione nei piccoli centri montani che hanno visto vedere i consumi attratti dalla grande distribuzione impoverendo, così, quelle realtà cittadine e dando vita ad un esodo continuo a cui occorre porre freno con la politica economica d'insieme proposta;
b) a favorire la tutela dei prodotti dell’interlamd lametino con il marchio di qualità;
c)  a potenziare la nostra produzione artigianale e della piccola e media industria favorendone il gemellaggio con il settore commercio, oggi impegnato, soltanto, a commercializzare i prodotti del centro-nord e, se favorisce l’occupazione nel terziario, non aiuta quella nel settore produttivo;
d) al recupero di quanti lavoratori autonomi  sono stati espulsi dal mercato (resi disoccupati dalla sera al mattino)  e, nel contempo, dare alternativa ai consumi delle famiglie restituendo potere d’acquisto a salari e stipendi:

  • proponendo, ai sindaci del nostro comprensorio alle associazioni di categoria, a quelle di Grasso (ALA) e Don Ciotti (Libera): l’avvio di più supermercati finanziati con un azionariato popolare da dislocare in più punti del vasto territorio lametino collegati ad un “now haw” cooperativistico già operante che vede per protagonisti:commercianti che hanno subito la concorrenza dei supermercati e  artigiani del settore de servizi, produttivo e tradizionale: un sogno, ma la Lamezia che abbiamo visto i questi giorni è capace di tutto.

e)    ad essere offerta al turismo della terza età  e così, inserirci a pieno titolo alla domanda che forte viene dal centro e nord dell'Europa, in questo favoriti dal nostro clima ameno che va aprile a novembre e dalla dieta mediterranea e, paradossalmente, dalla nostra cucina “povera”:quella che, al tempo, era presente sulle  nostre tavole  e che costituiva il “ companatico”dei nostri contadini, degli artigiani, della gente di lavoro nella “pausa pranzo”,si fa per dire.

3.    Completa la progettualità:
a)  L’individuazione d’itinerari turistici con la riproposta delle tradizioni popolari coinvolgendo i  nostri gruppi folk, i giovani laureati in lingue, la ristorazione tradizionale;
b)  il coinvolgimento delle  casalinghe stimolandole:

  • a quello “ sferruzzare salutare e quel “tessere” la tela i cui manufatti  venduti  in negozi del “souvenir” costituiscono un ritorno economico per le interessate;
  • a  riproporre le vecchie ricette “ come si mangiava una volta”, con la conservazione dell’orto frutta tradizionale, per un’offerta turistica da proporre alla nostra ristorazione unitamente alla valorizzazione dei nostri prodotti agricoli.

In tal modo si danno anni alla vita e vita agli anni alla terza e quarta età; si ripristinano le tradizioni nelle famiglie, ormai in disuso; si dà una risposta al consumismo, contribuendo al risparmio ed al potere di acquisto del salario perché si fa uso di prodotti fatti in casa.

Ma, soprattutto, si rende possibile:

  • quella partecipazione a tutto campo dei cittadini tutti e, così,  si vivacizza con il loro apporto pieno di cultura le nostre realtà capaci, così, di essere offerta ed occasione di lavoro. Tanto contribuirà  ad  entrare a pieno titolo in una "cittadella del lavoro dal volto umano, oggi abbrutita dai tempi che il mercato globale impone. Ed è proprio questa ritrovata dimensione che costituisce attrattiva e, quindi, economia che la Calabria troverà se stessa in “Innovare nella tradizione”perchè le generazioni  tutte saranno protagoniste in un sapore di antico,moderno e futuro perchè trova posto esaltante la ricerca ed il sapere dei nostri giovani forgiati dalla Scuola di Calabria per la Calabria.


PERCHE' IL LAVORO
Il lavoro, prima di essere una manifestazione dai risvolti economici dove una parte si impegna a dare una prestazione (facere), l’altra a retribuire, è, soprattutto, un servizio all’uomo. Per un credente, poi, assume il valore di un atto religioso con il quale si serve il  “ prossimo” evangelico”.
“Ritengo che se siamo nati abbiamo  tutti il diritto - dovere di partecipare alla crescita civile ed economica della società contribuendo a quella produzione di ricchezza indispensabile alla sua evoluzione socio- economica”.
“La mancata partecipazione a questo processo di sviluppo, così come avviene per gli inoccupati e i disoccupati, l’emarginazione sociale dei giorni nostri,  fa sì che io, tu, tutti noi siamo carenti di quell’apporto creativo di cui quell’emarginato è portatore”.
“La società,quindi,  un mosaico di cui ognuno di noi è  componente indispensabile, unico per la sua specificità, non sarà mai completo se impediamo la partecipazione, se emarginiamo quanti riteniamo a torto, i più piccoli fra noi, qualunque  ne sia l’apporto creativo. Quindi lavoro, non solo, prestazione corrispettiva nel binomio facere/retribuire, ma un dovere sociale che “investe” tutti  perché portatori di creatività, se pur millesimale, ma indispensabile per rendere completi me, te, noi, tutt
i” ( da “ IL LAMETINO-ECONOMIA” di F.sco De Pino)

La Progettualità
La Progettualità vuole, così, conservare,  valorizzare, sviluppare, restituire a vitalità i territori dell’interland che hanno in sè potenzialità e risorse presenti nella  natura, nella creatività del popolo, nella cultura che la Chiesa Diocesana ha saputo conservare nelle sue Chiese come vedremo dalle schede di lavoro sottoposte all’attenzione  ed, all’integrazione delle parti interessate  per essere esaustive. La Chiesa Calabra, unica a svolgere il ruolo di “mecenatismo” favorendo l’estro e la creatività dei nostri maestri artigiani e, così, oggi ci troviamo capolavori “sfuggiti” ai continui terremoti che dal 1638 hanno devastato la nostra regione.

Quel mecenatismo, che altrove ha dato vita al Rinascimento:Firenze con i Medici, Parma con i Gonzaga ecc. da noi i ricchi hanno pensato soltanto ad accumulare “roba” (cara a quel “mastro don Gesualdo” raccontato, sapientemente, dal Verga)  e, così, sfruttando la nostra gente non hanno favorito la creatività presente in noi. E la storia continua…….Peccato che noi figli di poveri,operai e artigiani     (gli sfruttati del tempo) stiamo copiando da questa triste genia comportandoci in tal modo anche nel nostro poco ed in special modo , quando occupando posti pubblici: asserviamo il cittadino! .

L’alternativa commerciale proposta, dai contenuti competitivi ed alternativi, è possibile se:

  • viene sorretta da azionario popolare collegato alle “Coop”nazionali che, operando sinergicamente con il nostro apparato produttivo, favorisca la commercializzazione e l’offerta al grosso pubblico  della nostra produzione; restituirà alle piccole comunità l'offerta della piccola distribuzione collegata in rete al nuovo soggetto commerciale proposto.


Per avere successo nelle iniziative proposte necessita, più che mai, Lamezia Terme, luogo d'incontro comune ed accessibile, capace  di porre fine alla disgregazione  economico-occupazionale in atto nella nostra Regione (vedasi  di seguito progetto  e scheda Lamezia Terme).

Conclusioni.
Questi momenti progettuali riguardano attività che sappiamo fare, ci appartengono perché fanno parte di noi da sempre,esaltano la nostra cultura e tradizione. Essi, così, vivacizzano il territorio diocesano con la partecipazione attiva dei fedeli, della gente del popolo, dei maestri artigiani, delle Istituzioni. Saranno, altresì, investite alcune realtà scolastiche perchè la progettualità è protesa al futuro ( vedasi schede anagrafiche).
In tal modo la partecipazione è completa perché:

  • impegna gran parte dei cittadini della Diocesi lametina in “quell’idem sentire” indispensabile e determinante per lo sviluppo di una comunità;
  • contribuisce a rendere possibile quello sviluppo endogeno e quell’autopropulsione da cui la nostra economia non può prescindere.


Una progettualità semplice che fa del territorio parrocchiale un centro propulsivo nevralgico per la partecipazione attiva dei parrocchiani, così, protagonisti di sviluppo delle realtà in cui sono chiamati ad operare, continuando a fare le cose di sempre.
Questo operare è, anche, dare risposte concrete alla mafia perché impegna la gente sana a dare risposte vere per una società dove tutti contano e contribuiscono allo sviluppo sociale nella Fede.
Così, i cattolici siamo tali anche nei giorni feriali coniugando e rendendo possibile quell’"Ora et Labora". Occorre “un idem sentire” a cui il progetto “Innovare nella Tradizione “ si richiama. Insieme si può! 

EVANGELIZZARE COME:

  • LE SINERGIE


Il MLAC per raggiungere gli obiettivi di evangelizzazione e per rendere concreto il suo operare:

1.    utilizzerà le professionalità presenti all’interno del Movimento Diocesano
2.    avvia sinergie operative con:


A)    Le Istituzioni:

  • l’Assessorato Regionale al Lavoro;
  • l’Assessorato Provinciale al Lavoro;
  • la Commissione Regionale Emersione Lavoro non Regolare;
  • la Commissione Provinciale Emersione Lavoro non Regolare;
  • l’Assessorato Provinciale alle Attività Produttive;
  • la Provincia di Catanzaro-Settore Lavoro;
  • il Centro Impiego di Lamezia Terme,per i Comuni ricadenti nel Centro Impiego;
  • Il Comune di Lamezia Terme;
  • la Medicina del Lavoro dell’Asl di Lamezia Terme;
  • la Comunità Montana dei Monti Reventino Mancuso;
  • i Comuni ricadenti nel CPI e nella Diocesi di Lamezia Terme;
  • la Comunità Montana di Monte Covello;
  • la Cassa Edile di Cz-Kr-VV.


B)    il Sindacato dei Lavoratori ed i loro Enti di Formazione

  • la Cisl e lo Ial Calabria, Ente di formazione della Cisl; l’Ente Bilaterale della Confcommercio;l’ente Bilaterale della Confartigianato; la Cassa Edile delle Province di CZ-KR-VV.


C)    le Associazioni dei datori di lavoro

  • l’UASA
  • la Confartigianato;
  • la Confcommercio;
  • l’ANASTE CALABRIA, l’Associazione delle Strutture della Terza Età.


D)  I Terzi, fra cui:

  • i gruppi folk presenti sul territorio;
  • la Cooperativa Teatro P
  • il Volontariato Cattolico;
  • l’Aniv;
  • Il Lametino;
  • la Discussione.


LEGGIAMO, VIVENDOLO NELLA SUA BELLEZZA, IL CANTO DEL NOSTRO VATE, LEONIDA REPACI


"-Quando fu il giorno della Calabria"
leonida"Dio si trovò in pugno 15000 km2 di argilla verde con riflessi viola.Pensò che con quella creta si potesse modellare un paese di due milioni di abitanti al massimo.Era teso in un maschio vigore creativo il Signore, e promise a se stesso di fare un capolavoro.
Si mise all’opera, e la Calabria uscì dalle sue mani più bella della California e delle Hawaii,più bella della Costa Azzurra e degli arcipelaghi giapponesi.  Diede alla Sila il pino, all’Aspromonte l’ulivo, a Reggio il bergamotto, allo Stretto il pescespada, a Scilla le sirene, a Chianalea le palafitte, a Bagnara i pergolati, a Palmi il fico, alla Pietrosa la rondine marina, a Gioia l’olio, a Cirò il vino, a Rosarno l’arancio, a Nicotera il fico d’India, a Pizzo il tonno, a Vibo il fiore, a Tiriolo le belle donne, al Mesima la quercia, al Busento la tomba del re barbaro, all’Amendolea le cicale, al Crati l’acqua lunga, allo scoglio il lichene, alla roccia l’oleastro, alle montagne il canto del pastore errante da uno stazzo all’altro, al greppo la ginestra, alle piane la vigna, alle spiagge la solitudine, all’onda il riflesso del sole."

"Diede a Cosenza l’Accademia, a Tropea il vescovo, a San Giovanni in Fiore il telaio a mano, a Catanzaro il damasco, ad Antonimina il fango medicante, ad Agnana la lignite, a Bivongi le acque sante, a Pazzano la pirite, a Galatro il solfato, a Villa San Giovanni la seta greggia, a Belmonte il marmo verde. Assegnò Pitagora a Crotone, Orfeo pure a Crotone, Democede pure a Crotone, Almeone pure a Crotone, Aristeo pure a Crotone, Filolao pure a Crotone, Zaleuco a Locri, Ibico a Reggio, Clearco pure a Reggio, Cassiodoro a Squillace, San Nilo a Rossano, Gioacchino da Fiore a Celico, Fra’ Barlaam a Seminara, San Francesco a Paola, Telesio a Cosenza, il Parrasio pure a Cosenza, il Gravina a Roggiano, Campanella a Stilo, Mattia Preti a Taverna, Galluppi a Tropea, Gemelli-Careri a Taurianova, Guerrisi a Cittanova, Manfroce a Palmi, Cilèa pure a Palmi, Alvaro a San Luca, Calogero a Melicuccà, Rito a Dinami. Donò a Stilo la Cattolica, a Rossano il Patirion, ancora a Rossano l’Evangeliario Purpureo, a San Marco Argentano la Torre Normanna, a Locri i Pinakes, ancora a Locri il Santuario di Persefone, a Santa Severina il Battistero a Rotonda, a Squillace il Tempio della Roccelletta, a Cosenza la Cattedrale, a Gerace pure la Cattedrale, a Crotone il Tempio di Hera Lacinia, a Mileto la zecca, pure a Mileto la Basilica della Trinità, a Santa Eufemia Lametia l’Abbaziale, a Tropea il Duomo, a San Giovanni in Fiore la Badia Florense, a Vibo la Chiesa di San Michele, a Nicotera il Castello, a Reggio il Tempio di Artemide Facellide, a Spezzano Albanese la necropoli della prima età del ferro."

leonida2"Poi distribuì i mesi e le stagioni alla Calabria. Per l’inverno concesse il sole, per la primavera il sole, per l’estate il sole, per l’autunno il sole. A gennaio diede la castagna, a febbraio la pignolata, a marzo la ricotta, ad aprile la focaccia con l’uovo, a maggio il pescespada, a giugno la ciliegia, a luglio il fico melanzano, ad agosto lo zibibbo, a settembre il fico d’India, a ottobre la mostarda, a novembre la noce, a dicembre l’arancia. Volle che le madri fossero tenere, le mogli coraggiose, le figlie contegnose, i figli immaginosi, gli uomini autorevoli, i vecchi rispettati, i mendicanti protetti, gl’infelici aiutati, le persone fiere leali socievoli e ospitali, le bestie amate. Volle il mare sempre viola, la rosa sbocciante a dicembre, il cielo terso, le campagne fertili, le messi pingui, l’acqua abbondante, il clima mite, il profumo delle erbe inebriante."

"Operate tutte queste cose nel presente e nel futuro il Signore fu preso da una dolce sonnolenza, in cui entrava il compiacimento del creatore verso il capolavoro raggiunto. Del breve sonno divino approfittò il diavolo per assegnare alla Calabria le calamità: le dominazioni, il terremoto, la malaria, il latifondo, le piene delle fiumare e le alluvioni, la peronospora, la siccità, la mosca olearia, l’analfabetismo, il punto d’onore, la gelosia, l’Onorata Società, la vendetta, l’omertà, la violenza, la falsa testimonianza, la miseria, l’emigrazione. Dopo le calamità, le necessità: la casa, la scuola, la strada, l’acqua, la luce, l’ospedale, il cimitero. Ad esse aggiunse il bisogno della giustizia, il bisogno della libertà, il bisogno della grandezza, il bisogno del nuovo, il bisogno del meglio."

"E, a questo punto, il diavolo si ritenne soddisfatto del suo lavoro, toccò a lui prender sonno mentre si svegliava il Signore. Quando, aperti gli occhi, potè abbracciare in tutta la sua vastità la rovina recata alla creatura prediletta , Dio scaraventò con un gesto di collera il Maligno nei profondi abissi del cielo. Poi, lentamente rasserenandosi, disse: - Questi mali e questi bisogni sono ormai scatenati e debbono seguire la loro parabola. Ma essi non impediranno alla Calabria di essere come io l’ho voluta. La sua felicità sarà raggiunta con più sudore, ecco tutto." "
Utta a fa juornu c’a notti è fatta",ovvero" Una notte che già contiene l’albore del giorno".

Leonida Repaci


LE CHIESE DELLA DIOCESI


LAMEZIA TERME

Moltissime sono le Chiese nella Città della Piana che dal centro storico hanno visto incrementare la  loro presenza nella vasta periferia dando vita a comunità parrocchiali particolarmente attive nel sociale. Le visitiamo virtualmente e , così troviamo

Nell’ex Nicastro:

Chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo ,"la Cattedrale": Domina il Corso Numistrano per la sua maestosità.  E' di origine normanna, edificata nel 1000 dala Contessa Eremberga, nipote di Roberto il Guiscardo ed il primo vescovo normanno Enrico la fece consacrare da Papa Callisto II ospite nel castello di Nicastro il 1121.

Fu distrutta dal terremoto del 1638. Sorgeva nei pressi della Chiesa del Crocefisso. Fu avviata la ricostruzione sul sito attuale dal Vescovo Tommaso Perrone, appena 38enne, tra il 1640-42l prelevando il materiale della vecchia cattedrale terremotata riadattando i pilastri e gli archi in tufo.Fu completata il 1675.L'abside  è una tela  di cm. 900x450 realizzata dal prof. G.Savini.

La facciata barocca  nel 1925 venne riadattata in stile neoclassico mentre continua a mostrare  quattro busti monumentali:i titolari S. Pietro e S.Paolo e le figure dei papi Marcello II e Innocenzo IX che furono vescovi di Nicastro.

Nell'interno della Cattedrale si conservano: il coro ligneo,i busti in lamina di rame  argentata di fattura napoletana dei SS.PietrCattedraleLameziao e Paolo, nonché il bellissimo pulpito in legno di noce. La cupola del 1935 è opera dell'ing. Cuiuli.

Di particolare interesse artistico sono le 26 vetrate : “una catechesi visiva del mistero cristiano:dall’annunciazione,alla visita a S-Elisabetta, alla nascita di Gesù, alla bottega artigiana di Nazaret,alla chiamata degli Apostoli,alla ricerca della pecorella smarrita, all’istituzione dell’Eucaristia  e del Sacerdozio, all’orto degli ulivi,alla via del Calvario,alla morte di Gesù in Croce, alla deposizione,alla Risurrezione, alla Discesa della Spirito Santo, alla’ imprimatur di Pietro con la consegna delle chiavi del Regno dei Cieli,a Maria “Regina del cielo e della terra, alla Chiesa Universale,ai quattro evangelisti,ai SS. Pietro e Paolo, a S. Antonio, a S. Francesco ed, infine, l’Agnello Pasquale.Il merito è di don Antonio Marghella, un sacerdote mite capace di condividere, parlare, camminare con l’uomo con una semplicità che disarma ed affascina. Egli, in tal modo, ha voluto “adempiere ad un “voto per ringraziare e ricordare il mio quarantennio di parroco della Cattedrale”. Grazie ,don Antonio per tutto quello che rappresentate  e siete in ognuno di noi.

Chiesa di Santa Maria Maggiore: Una Chiesa a due navate con l’asse della volta arricchito da due affreschi.L’abside è sormontato da una cupola a tutto sesto. Interessante è il prospetto dell’altare maggiore che reca al centro un tempietto a quattro colonne corinzie che delineano cinque nicchie occupate lateralmente dalla statute di due angeli.

Chiesa di San Domenico: una chiesa che si raccorda alla storia del XV° secolo, quando il conte  Marcantonio Caracciolo pensò di dotare la città di un  centro studi diretto dai padri domenicani e dove troviamo insigni sacerdoti tra cui il filosofo Tommaso Campanella.Il terremoto del 1638 rovinò e devastò tutto e, così, la chiesa fu ricostruita con lo stile “barocco” e fu dedicata a “San Domenico”, mentre il contesto attiguo fu  convento domenicano per,poi, essere adibito a caserma e scuola in ossequio a decreti governativi che furono emanati tra il 1863 ed il 1966. Nella chiesa troviamo diverse tele attribuite al nostro pittore Francesco Collegi di poco posteriore al Mattia Preti (forse discepolo) e quadri di pregio e valore. Particolarmente venerata  dal popolo l’Ecce Homo, posto in un edicola incassata nella parete e nel contesto di un “prezioso altarino”. Interessante l’organo a canne del XVII secolo: funzionante e che anima i concerti liturgici di rilievo programmati dall’ottimo don Pino Falvo che ha fatto di San Domenico una fucina di giovani.

Chiesa dellla Beata Vergine del Rosario: La Chiesa sorge imponente in Piazza della Repubblica a lato del Tribunale. Costruita di recente (1967/1968), “ha la forma di una grande tenda che richiama come richiamo alla tende biblica dei patriarchi ebrei e come perenne ricordo  per l’uomo di ogni tempo della sua condizione di  nomade su questa terra”. Artistiche le sue vetrate raffiguranti i 20 misteri del Rosario.Pieno di servizio il suo Centro Pastorale, meta di giovani e luogo d’incontro culturale e di confronto di idee, voluto da don Natale Colafati. Infatti sono operanti l’Associazionismo cattolico in tutte le sue sfaccettature apostoliche, i gruppi famiglia e, persino, il Gruppo Teatro:se ne contano ben 19 e non poteva essere diversamente per un sacerdote pieno di cultura.

Chiesa de La Pietà ( ovvero Beata Maria Vergine Addolorata) Dire Chiesa della Pietà è dire don Azio Davoli: un sacerdote, venuto dall’Emilia Romagna che ha dato molto, alla Chiesa lametina ed alla Città di Nicastro prima: parlano le sue opere. Un uomo che ha creduto nell’artigianato lametino impegnando le sue creatività. E’ vero Francesco Coschino,maestro dei maestri ebanisti? Un vero "mecenate" pur nella sua povertà che lo accompagnò, fedele, fino alla morte. La Città non può non ricordarlo tra i suoi figli migliori.Io ho avuto la fortuna di averlo insegnante di religione. La Chiesa si fa ammirare al suo interno il  mosaico, uno dei è più grandi di Europa, in cui è rappresentato il Mistero Pasquale di Cristo,opera di Augusto Ranocchi, con al centro Cristo Crocefisso con accanto Maria SS. e S. Giovanni con ai piedi angeli “premurosi” a raccogliere il sangue di Cristo per impedirne la dispersione al suolo.La testa di Gesù è il punto focale di tutto il mosaico. Al suo interno sono presenti anche delle vetrate istoriate, con tecnica a Dallas, quelle verticali raffigurano eventi del vecchio Testamento, mentre quelle orizzontali rappresentano il mistero del Rosario.Le vetrate sono state disegnate ed eseguite dal prof. Vinari.Accanto alla Chiesa un complesso di opere che ci riportano al prete venuto da lontano.

Chiesa di Sant’Antonio: un santuario sacro al culto dei nicastresi, intoccabile il loro S.Antonio, definito amorevolmente dalla pietà popolare “ntoriallu u squazuni”. Interessante l’altare  tutto intagliato in legno ed in stile barocco: un capolavoro dell’artigianato locale. E, cosi, la cornice degli altari minori.Un dipinto che raffigura il bastione di Malta prospiciente il mare si pone all’attenzione del visitatore unitamente a quella serenità che avvicina a Dio che pervade e ti porti dentro motivandoti ad essere migliore.

NeveSambiase2005CataudoChiesa di San Giuseppe Artigiano, dove operano i Salesiani con l’impareggiabile Don Carlo Borsetti, un uomo di Dio che ti fa vivere e partecipare alla sua Messa in un trasporto che aiuta.Nell’abside  un opera del nostro pittore-scultore Maurizio Carnevale ci riporta all’operosità della bottega di Betlemm mentre vetrate colorate raccontano la storia biblica di S. Giuseppe. Campi da gioco allietano la vivacità dei ragazzi un vociare il loro che ricorda l’attivismo cattolico di un tempo. Ottima la ricezione per convegni e raduni:i Salesiani, cis sono e si vedono.

Chiesa di San Raffaele: l’architettura della Chiesa  si concilia con i principi conciliari  sugli edifici sacri. “La sua forma è quella di una tenda  che richiama l’idea del tempio,la tenda santa in cui abita Dio, ma è anche la forma di una barca , che simboleggia la Chiesa,, le cui vele sono spinte  e movimentate dal vento dello Spirito Santo” E’ da visitare perché la sua modernità porta al fervore della Fede  da vivere il “giorno dopo”, quello feriale.Nella chiesa si possono ammirare, altresì, opere  del famoso architetto Ranocchi del nostro impareggiabile Maurizio Carnevale. Attivo ed operante è l’associazionismo cattolico;

Chiesa di San Giovanni di Calabria
:.Una presenza della Chiesa  che si richiama all’opera instancabile di mons. Moietta, continuata dai sacerdoti dell’Opera Servi della Divina Provvidenza di Don Calabria che occorre conoscere per edificarsi nella Fede. L’interno della chiesa ad emiciclo che ricorsa l’aula universitaria  e che permette di essere un tutt’uno con il celebrante. Attivo è l’associazionismo cattolico.

Chiesa  della Natività Beata Maria Vergine, in Bella, edificata nel 1835. Nella Chiesa si venera la Beata Vergine raffigurata in un dipinto sul muro raffigurante un giovane "dabbene" di Nicastro a cui appare la Madonna e che risale  al XII°-XIII° Secolo.  Nel territorio si trova,altresì, il Santuario della Madonna della Spina, a cui i "billuoti" (gli abitanti di Bella), nicastresi e sambiasini sono particolarmente devoti dove si può ammirare  un dipinto su pietra di notevole pregio del secolo XII-XIII, dodici dipinti su tondi di lamiera che ci ricordano gli Apostoli.

Chiesa di Santa Maria del Soccorso, una meta obbligata per i Nicastresi.Costruita nel 1740 vi è una bella statua il lignea  del 1740 con in braccio il Bambino e, tenendo il demonio, ( particolarmente brutto sebbene “lucifero”) protegge una bimba che si aggrappa alla sua veste.

Chiesa di San Teodoro: di particolare interesse il campanile ed il suo orologio, detto “rioggio i lignu” il quale "suona" le ore in modo particolare, mentre la Chiesa della Veterana, detta dal popolo "Chiesa delle cucchiarelle” sorge  su un promontorio nel Rione Niola, meta di fedeli nel giorno di Pasqua, conserva al suo interno numerose tele di cui una che risale al  1702 raffigurante la Madonna Addolorata. Peccato che nel 1960 ignoti hanno trafugato  un’opera di pregevole valore artistico, opera del nostro Colelli, raffigurante la Deposizione  dalla Croce, sostituita nel 1960 da un’altra deposizione opera, questa volta, del nostro maestro Giorgio Pinna.

Chiesa dei SS.Nicola e Lucia, ubicata in uno dei rioni storici dell’ex Nicastro nel cui territorio è compresa la Chiesa del Timpone. Santa Lucia, sfoglia e disadorna, povera come la sua gente, ma piena di passato e di servizio alla Città. Una parrocchia che nel tempo è stata fucina di cultura, di aggregazione sociale,di condivisione.La mia parrocchia a cui mi legano ricordi,valori che accomunano, ancora, oggi a distanza di anni:essere un tutt’uno solidale con  quelli della “ruga”, un miracolo che solo la povertà sa esaltare se sostenuta dalla Fede vissuta.

La Parrocchia S.Lucia
ha visto crescere negli anni ‘40-‘50-’60 (gli anni della miseria, della fame ma anche della ricostruzione e del riscatto sociale) manipoli di giovani gioiosi e pieni di slancio sociale, quelli della “Lux”,  preparandoli al sociale,al servizio della Nicastro del tempo, al civismo, all’impegno politico,alla condivisione degli altri.


Forte la sua presenza nello sport calcio e con successi e trofei. Chi non ricorda le gesta sportive della “Lux”, della “Folgore” e della “Conquistatori”.Chi non ricorda i carri allegorici degli anni ‘40 e ‘50 allestiti con grazia, estro e arte, pur nella povertà dei mezzi, ma sorretti dall’entusiasmo che lo stare insieme “nell’idem sentire” comportava. Il giovane  ed artista Giuseppe Conte era uno di loro, e così, Battista Leone ( ex memoria storica dell’ Ufficio anagrafe), Totò e Pino Giampà, Peppino Ermio (il Presidente per antonomasia), Peppe Grande, Federico “Coriverdi”, Demetrio Russo, Remo Miloro, Antonio e Franco Bono,Antonio Gatto,Franco Rubino,Luigi Pileggi e tanti, tantissimi altri  che in quella fucina hanno operato per essere cittadini veri e cattolici impegnati nella  nostra società.
Lamezia_Terme_-_Chiesa_dell'Annunziata_(frontal)
Chi non ricorda quel passare in Via Garibaldi davanti Palazzo Nicotera e sostare prospicienti alla cucine per sentire gli odori che i succulenti pranzi emanavano: e tanto ci faceva “pranzare” in  modo diverso, ovvero una meta da raggiungere da quelle nostre ristrettezze quando a casa le nostre mamme ci apostrofavano nell’impotenza “mangia tutta la pasta”, e sì perché dopo non c’era più niente.E, così, rimediavamo con gli odori che quelle cucine emanavano.

E’ a questi valori che dobbiamo rifarci se vogliamo superare le difficoltà dell’oggi che non sono nulla in confronto a quelli di ieri,caratterizzati dalla fame e dalla povertà più povera, ma che non ha impedito di partecipare, costruire, crescere. Per questo che ho voluto, a volo di rondine, rammentare a me ed ai miei concittadini tanto trascorso.  Un noto attore americano diceva di sé giorni scorsi nel compiere i suoi 86 anni “Io sono  stato più fortunato dei miei figli:ho  mosso i miei passi dalla povertà”

La Città non può che essere grata a tanta comunità degli anni ‘40-‘50-‘60-‘70 e a tutto l’associazionismo e volontariato cattolico presente oggi in tutte le realtà parrocchiali della nostra Lamezia che continua in questa azione di fucina nella condivisione e che aiuta il crescere di una comunità più estesa. 

La Chiesa del Redentore: nuova,nuovissima, estende la sua competenza su un territorio di 20Kmq ma che sta avviando aggregazioni ,socializzazioni, formazione  degne di attenzione e che sarà una delle più significative realtà vive della nostra città. E non può essere diversamente se alla guida c’è uno dei nostri concittadini migliori A capace di “stare” nel fratello senza fare “invasione di campo”. 

Chiesa di Santa Maria delle Grazie (Zangarona ): Fu fondata nel XV° sec. dai profughi Albanesi e dove era praticato il rito Greco, ma  fu distrutta dal terremoto nel 1638. Fu ricostruita successivamente, così, come oggi noi la vediamo, passando nel 1601 al rito Latino,avendo gli abitanti lasciato il rito Greco peLamezia_Terme_-_Chiesa_dell'Immacolata_(frontal)r passare, appunto, a quello latino. E, così, fu elevata a Parrocchia.

Chiesa di San Giuseppe ( Fronti): la costruzione risale al XIII secolo situata nella zona centrale del Rione Casenove

-  Nell’ex  Sambiase

La Chiesa Matrice, o San Pancrazio:ha radici nel tempo.Ti accoglie il suo portale mentre all’interno si presenta “con impianto a croce latina, suddivisa in tre navate,da pilastri cruciformi e archi a tutto sesto”.Al suo interno, ancora, l’organo ottocentesco e pregevoli tele, mentre i seggi lignei andrebbero riportati all’antico splendore. I dipinti sono  da “attribuirsi al Fiore (Eduardo e Felice),al Pallone,al Coltelli, e tradizione popolare vuole che uno dei quattro evangelisti sia da attribuire al Mattia Preti”.

La Beata Vergine del Carmine: in gergo chiamata dai fedeli "Chiesa del Carmine".E' in stile rococò “con interventi decorativi del Coltelli che imposta l’apparato iconografico della volta dove si esaltano Profeti e Santi Carmelitani.”Essa, dal terminale della facciata di stile Barocco rinascimentale, passa nel 1936   allo stile romanico.
I dipinti che si conservano sono del ‘700, si ritiene siano del Coltelli (allievo del Mattia Preti), altre pitture di pregevole fattura sono, invece,  di Giorgio Pinna, che la Città farebbe bene a ricordarlo ai noi ed ai posteri con l’intitolazione di una strada.La Chiesa si è dotata  di una casa canonica ospitale per la comunità parrocchiale, con salone di proiezione, aule di formazione catechistica ed attività sociali e di ampi spazi sportivi ricchi di attrezzature. Operano, attive, le Suore del Cottolengo, ma, soprattutto, quell’uomo dai modelli comportamentali semplici e dal volto dal sorriso sereno, nella tradizione della sua laboriosa famiglia, mons. Pasquale Luzzo.

Uno sguardo alla  sua storia.
Avvincenti le sue vicissitudine storiche che vale la pena raccontarle, ancorché, succintamente, così come si rileva dall’Annuario della Diocesi e che vogliono dire della cultura dell’ex Sambiase e dell’apporto della Chiesa nella nostra società. E, così, si rileva: Le sue origini si richiamano al 1566 al Convento dei Carmelitani di Sambiase e che nel corso del 700 ebbe il suo massimo fulgore  perché per ben nove volte fu sede del Capitolo Provinciale.Il convento fu soppresso da G. Murata con legge del 7 agosto 1809, moltibeni furono incamerati altri venduti dai francesi.I Carmelitani, lasciarono Sambiase e la Chiesa fu affidata ai PP.Minimi che l’amministrarono fino al 1866.Ma nel 1867 l’Amministrazione Demaniale consegnò al Comune di Sambiase la Chiesa ed il Convento dei Carmelitani. Quest’ultima “utilizzò  una parte del Convento a carcere  e abbandonò il resto,che ben presto andò in rovina mentre" la Chiesa continuò a restare aperta  al culto Il 1° gennaio 1924, mons.Giambro,ottenuto da Conume la piena giurisdizione sulla Chiesa ( al tempo amministrata da un amministratore nominato dal Comune) la elevò a Parrocchia con il titolo di “S. Maria del Monte Carmelo, dotandola di alcuni fondi rustici”.Fu don Alfonso Genovese, primo parroco e sambiasino d’oc, che tutti i lametini ricordiamo per la sua semplicità e capacità d’ascolto, ” che ottenne dal Comune  la cessione di una buona parte dei ruderi del Convento su cui costrui l’attuale asilo e San Francesco in Sambiase.

Chiesa di San Francesco da Paola: fondata nel 1400  da un certo Giovanni Santarelli, facendone dono ai Padri Minimi nel 1508. Si ammira “la pianta basilicale con un’ampia navata  sovrasta da volta a botte.Il transetto ha una copertura a calotta semisferica,arricchito da un arco a tutto sesto finemente decorato di stucchi e dall’ideogramma “ Chiaritas” ”.Nella navata è affinata da pregevoli stucchi e paraste, sormontate da capitelli corinzi.La facciata è in stile neoclassico “ impreziosita” da una vetrata raffigurante il Santo Calabrese, benedicente.L’interno della Chiesa è in sobrio barocco è arricchito da pregevoli dipinti e tele.Vi opera, e non poteva essere diversamente, attivamente di Frati Minimi e Comunità religiose collegate all’Ordine.Intensa l’attività sociale forte di un associazionismo cattolico favorito dall’opera instancabile dei Frati Minimi e dalla Fede che si coglie verso il Santo dalla collettività sambiasina e non solo.

Santa Maria delle Grazie: Essa insiste in un quartiere nuovo dell’ex Sambiase e costruita con l’aiuto di quella collettività. La Chiesa è di un architettonico bizzarro sia “per la  forma irregolare del disegno con disconnessioni e astrazioni, sia per quel composto di mattoni a faccia vista legati in  modo che somigli  ad un singolo unico materiale  e intervallati da superfici di calcestruzzo grezzi. Nell’interno, a pianta rettangolare è diverso nelle altezze dalla zona ingresso e dell’assemblea (3.5mt)  a quella del celebrante (10 mt), con il soffitto piano affrescato e con un “recinto”di luce zenitale che abbraccia tutto il presbiterio attraverso ampie vetrate artistiche”. Di pregio artistico la scultura lignea raffigurante il Cristo in croce.Sul lato destro entrando lo spazio si dilata  in un ambiente prolungamento dell’assemblea stessa completando quel “ fondamentalismo geometrico” voluto dai professionisti che hanno realizzato l’opera.La Chiesa opera con l’associazionismo  ed il volontariato cattolico in in una realtà cittadina più bisognosa di supporto e di sussidiarietà aiutando intere fasce giovanili la cui realtà sfugge alla maggior parte di noi, ma che ricorda le periferie urbane dei grossi centri. E’ questa la Chiesa vissuta che  testimonia  in questa realtà il Vangelo e che ha saputo costruire un  nostro concittadino: mons.Vincenzo Puija, coinvolgendo tutta una collettività.

E’ questa Chiesa che va raccontata,se pur a volo di rondine, per non  farci dimenticare la realtà che ci circonda e le pagine che i lametini sanno scrivere con la loro solidarietà di credenti e che muove  la progettualità  “ Innovare nelle Tradizioni”.

IN S. EUFEMIA, opera con slancio evangelico la Comunità dei Vincenziani con Padre Pietro Vitello ed i suoi confratelli, mentre non possiamo non ricordare per il servizio reso alle nostre comunità, ed in particolare a quella di Migliuso-Angoli-Cancello, il compianto Padre Serino.

Particolarmente, accogliente è la chiesetta  attigua la casa canonica prospiciente Piazza Italia,mentre la Chiesa parrocchiale è la:

Chiesa di San Giovanni Battista
:Inaugurata nel 1968 è stata affidata ai missionari di San Vincenzo de Paoli.La  comunità  vive nello slancio sociale supportata dalla Fede che si coglie a piene mani in quei visi entusiasti e sereni e nell’operare infaticabile dei missionari che con il loro lavoro hanno contribuito a rendere migliori noi tutti:un esempio di laboriosità  rappresentata da un grandissimo in mezzo  a loro “ Padre Serino”.Pur se la Chiesa non ha tele di grande valore artistico s’incontra un operare che travolge,avverti un Chiesa che palpita,una Chiesa Missionaria  che opera instancabile per lenire le amarezze e spronare i giovani a costruire ed essere solidali.

Last Updated Thursday, 19 January 2012
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